Discorso Bertolaso - ProCivAngera

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Discorso Bertolaso

Udienza Santo Padre

Discorso del Capo dipartimento protezione civile Guido Bertolaso



Santo Padre,
ho il grande privilegio di presentarLe gli ospiti che oggi affollano quest’aula, venuti da ogni parte d’Italia per incontrarLa, ascoltarLa e ricevere la Sua benedizione.

Sono i volontari di Protezione Civile, veterani di tante emergenze, che hanno prestato servizio in Abruzzo, nelle zone colpite dal terremoto del 6 aprile.

Sono qui presenti le delegazioni delle Associazioni nazionali e locali, delle colonne mobili delle regioni e delle province autonome, dei gruppi comunali di volontariato di Protezione Civile che hanno coordinato l’invio di oltre 85.000 italiani all’Aquila e negli altri Comuni colpiti dal sisma per prestare servizio ai nostri fratelli terremotati. Alcuni di loro erano presenti nella piazza della Caserma di Coppito il 28 aprile dello scorso anno, quando Lei, Santo Padre, volle farsi pellegrino tra i superstiti del terremoto, prima ad Onna, poi nella Basilica di Collemaggio, poi ancora davanti alle macerie della Casa dello Studente, per concludere la Sua visita nel piazzale della Caserma.

Quel giorno, intriso di profonda emozione, Le sue parole ed ancor più la Sua espressione compresa, quasi colpita dalla estensione del disastro e del dolore, hanno saputo trasformare la Sua visita nella testimonianza esplicita e viva della Sua preghiera, della Sua vicinanza con gli Aquilani vittime del terremoto e con quanti si sono fatti aquilani per condividere, per aiutare e soccorrere chi ne aveva bisogno.

La Provvidenza ha voluto poi che questa udienza cadesse proprio in occasione dell’undicesimo mese da quella terribile tragedia, pertanto l’incontro di oggi, per il volontario di protezione civile, è il proseguimento ideale del dialogo che Lei ha voluto iniziare lo scorso aprile per realizzare il desiderio di ognuno dei presenti di conservare nella memoria e nel cuore il ricordo di questa giornata, in un momento in cui si vorrebbero confondere le responsabilità di alcuni con il lavoro e il merito di moltissimi.
I volontari presenti oggi Le offrono il frutto del loro impegno e del loro servizio. Sono più di 800 mila le giornate di presenza e lavoro che i volontari hanno prestato nelle località colpite e nei luoghi, anche sulla costa abruzzese, dove chi è rimasto senza casa dopo il sisma ha trovato accoglienza e rifugio in attesa di nuove stabili sistemazioni. Tutto il mondo e la stampa internazionale si sono stupiti di fronte alle tendopoli che abbiamo creato e al numero degli ospiti che in quelle tende hanno passato mesi giovandosi dell’assistenza dei volontari, che hanno garantito pasti caldi, mense gestite come la cucina di casa, servizi sanitari allestiti con competenza e umanità, attività di intrattenimento per i bambini e di animazione sociale, giornate di assistenza psicologica alle persone spaventate dal passato e incerte sul proprio futuro assicurate da psicologi anch’essi volontari. E’ tuttavia impossibile quantificare i frutti della disponibilità, della solidarietà, dell’avvicinarsi con amore e rispetto al prossimo in difficoltà.

E’ giusto così, perché la cifra caratteristica del volontariato è da rintracciarsi sul piano del servizio all’altro, un piano di coinvolgimento personale profondo.

Il volontariato di protezione civile non rinuncia all’efficacia e all’efficienza, ma innesta, su una solida capacità operativa, scelte compiute e comportamenti adottati nella logica del dono gratuito.

I volontari che si danno il cambio, che costruiscono nel tempo una catena di gesti di condivisione e fraternità, tra di loro e con quanti l’attività di soccorso fa loro incontrare, tessono ogni giorno, con paziente continuità, con la riconferma quotidiana della loro scelta di servizio, la trama solidale che regge la vita civile.

Una trama fatta di legami tra persone, di speranze condivise, di capacità di incontrarsi, di progetti che superano il confine del singolo individuo, per arrivare alla sapienza nel saper condividere e fare proprie le sofferenze degli altri, ma anche le loro gioie, senza invidie, senza prevaricazioni, senza nulla aspettarsi e nulla negare di se stessi.

Queste virtù quotidiane, vissute ogni giorno, sono il valore aggiunto di umanità che alimenta e pervade l’intero sistema della protezione civile della nostra Patria.

L’Italia è l’unica Nazione che ha dato dignità istituzionale alla presenza e al contributo del volontariato nelle attività di protezione civile. Almeno in questo settore posso affermare con orgoglio che il nostro Paese ha realizzato ciò che Lei afferma nella Sua enciclica “Deus Caritas est”: "Non c'è nessun ordinamento statale giusto che possa rendere superfluo il servizio dell'amore" (n. 28). Questa scelta, maturata e diventata da decenni legge dello Stato, ha avuto conseguenze importanti.

Il volontariato ha rinunciato allo spontaneismo, incompatibile con la necessità di dare al soccorso, in ogni occasione, la capacità di mobilitarsi in tempi estremamente brevi, per non lasciare solo nessuno, per ridurre al minimo il tempo che la vittima di una tragedia deve passare senza sentire il sostegno, l’aiuto, la presenza di qualcuno che si dà da fare per salvarlo.

Il volontariato di protezione civile italiano ha accettato questa sfida e l’ha vinta, con l’aiuto dello Stato e dei governi delle sue comunità regionali e locali, oltre che di tante istituzioni pubbliche e private. Così il volontariato, oggi, è arrivato a disporre di mezzi, procedure, preparazione tali da rendere alle volte indistinguibile l’opera di un volontario da quella di coloro che hanno fatto scelte professionali specifiche.

Ed è per tale ragione che oggi sono qui con noi anche alcuni rappresentanti delle altre componenti del sistema nazionale, i Vigili del Fuoco innanzitutto, risorsa unica e insostituibile del nostro Paese, le Forze Armate, le Forze dell’ordine, la Croce Rossa, il Soccorso alpino, la Comunità scientifica, i rappresentanti della società civile che tutti insieme rappresentano questo immenso valore di competenze e passione che con i miei predecessori, alcuni di loro qui presenti, abbiamo saputo costruire con tenacia e coraggio e che intendiamo a tutti i costi tutelare e difendere.

L’Italia intera, ed ogni suo cittadino, si è vista regalare dalla Protezione Civile un vero e straordinario patrimonio operativo ma soprattutto etico, un valore prezioso che oggi rivendico con orgoglio ed è costituito da donne e uomini che insieme hanno scelto di essere sempre pronti a servire il prossimo.

In questa scelta di servizio, riconfermata e praticata ogni giorno, si incontrano tradizioni di solidarietà antiche, maturate in epoche diverse della nostra storia, cresciute nel mondo cattolico, come nella cultura laica del nostro Paese, insieme a vocazioni al servizio più recenti, alimentate da filoni di consapevolezza, di maturazione, di sensibilità sempre nuovi.

Non è un caso che ai volontari e alle volontarie di protezione civile, la Chiesa di Roma abbia dato in dono, sotto il pontificato del Suo predecessore Giovanni Paolo II, la protezione di San Pio da Pietrelcina, che il 24 settembre 2004 è stato proclamato patrono delle associazioni di volontariato che operano nell’ambito della protezione civile in Italia.

Il Santo, che fece della vicinanza all’uomo ed al suo dolore la ragione della sua preghiera e della sua chiamata, è un esempio straordinario e un aiuto efficace per il volontariato, che ha sempre la necessità di riscoprire il significato profondo della sua
attività.
Queste, Santo Padre, sono le persone che Lei ha oggi davanti, rappresentate da magliette, giacche a vento e divise di colori diversi ma unite nell’orgoglio di essere sistema e che insieme si trovano anche oggi riconoscendo nel Suo magistero la solida tradizione della Chiesa “esperta in umanità”. Tutti noi desideriamo ascoltare da Lei l’invito e l’incoraggiamento a proseguire la nostra missione con la stessa attenzione all’uomo e la medesima concretezza che hanno caratterizzato la nostra presenza all’Aquila. Siamo certi che questo desiderio è condiviso anche dai nostri colleghi e amici impegnati ad Haiti, che sentiamo presenti con noi mentre continuano l'opera di soccorso iniziata sin dai primi momenti di quella immensa tragedia.

Anche in Cile, non appena riceveremo l'assenso delle autorità locali ad operare, ci saranno volontari di Protezione Civile a portare la testimonianza della nostra capacità di aiuto, del nostro stile di intervento umile e concreto, del nostro essere italiani capaci di solidarietà in ogni parte del mondo.

Il Suo indimenticabile intervento nella piazza 6 aprile de l'Aquila, gremita di persone e di sofferenza, terminò allora con una preghiera: “Madre della nostra speranza,… donaci il tuo cuore per continuare, anche nella prova, la più dura, ad amare e a servire.” Abbiamo fatto nostra questa preghiera. E' seguendo quel cammino che oggi siamo arrivati qui, a chiederLe di accettare, Santo Padre, l'omaggio dei volontari di protezione civile, omaggio a Lei, a ciò che rappresenta, a ciò che insegna con la parola e con la vita.

Grazie per ciò che ci ha detto allora, grazie per il Suo affetto, grazie, soprattutto, per oggi.


 
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